FERMARSI E' LA RISPOSTA

Aggiornamento: 3 apr 2021


Siamo talmente abituati a fare, a muoverci, a correre e a programmare che spesso ci dimentichiamo che fermarsi potrebbe davvero rappresentare la scelta giusta.

Fermarsi per darsi il tempo di capire, ma anche per osservare la meraviglia che si consuma ogni giorno intorno noi, pubblico distratto da altri mille spettacoli.

Fermarsi è bene, è sano, talvolta è necessario. Nonostante tutto, perché lo sappiamo che la società non accetta l'idea che sia giusto farlo.

Non puoi dire al tuo capo che hai deciso di non andare al lavoro per guardare l'alba, così come non puoi dire alla maestra di tuo figlio che lui non ha fatto i compiti perché era troppo stanco. E non si tratta di trovare delle scuse per non fare le cose ma di scegliere consapevolmente di celebrare attimi di vita.

La povera Cenerentola, eroina della storia, fin dal principio non si ferma. Non si ferma mai perché è sempre talmente indaffarata da non avere il tempo di staccare, nemmeno per un secondo. Si consola cantando mentre non smette un attimo di correre, di pulire, di fare. Ci sono solo due momenti in cui lei si concede un momento di pausa e sono quelli che rappresentano la svolta nella sua storia: quando viene annunciato il ballo e quando la matrigna la rinchiude.


Il proclama reale è lo spiraglio che porta luce nella vita di Cenerentola: prima lei non avrebbe mai pensato di poter aspirare ad un momento di gioia, di riconoscimento, di splendore. Eppure eccolo che arriva e per coglierlo, come tutti quanti, lei si ferma. Perché l'immobilità è il modo in cui noi esseri umani rappresentiamo collettivamente e in modo inconsapevole tanto la tragedia quanto il successo, come sempre due lati speculari della stessa medaglia. Restiamo immobili solo quando la vita, in un senso o nell'altro, diventa spettacolare, nel senso greco del termine, cioè da guardare. Cenerentola deve guardare fuori per rendersi conto di cosa le manca davvero.



Ma guardare fuori non basta, perché la chiave è imparare a guardarsi dentro. E quello è il vero, unico, grande regalo che la matrigna, senza rendersene conto fa a Cenerentola: metterla in condizione di rileggere la storia. Di raccontarsela, ancora e ancora, per capire che tutto quello che ha attraversato era necessario per arrivare fin li. Siamo tentati di credere che per Cenerentola sarebbe stato meglio non diventare orfana, non incontrare mai la matrigna, non aver mai bisogno della fata madrina. Dobbiamo invece cambiare prospettiva e riflettere sulla necessità per una Cenerentola di attraversare il dolore, di fermarsi ad ascoltarlo e di capire, solo dopo, che direzione prendere.


Siamo tutti fermi, ancora una volta. E forse, più che una domanda, star fermi è semplicemente la risposta.


Se sei una Cenerentola moderna decisa a mettersi alla prova per riscrivere la sua storia sai però devi renderti una cosa: stare nella torre va bene, il tempo necessario per capire come ne vuoi uscire. Ora ti chiedo: quand'è stata l'ultima volta che sistematicamente hai riflettuto su ciò che andava bene per te?



Se sei decisa a uscire principessa da quella torre è arrivato il momento di rinchiuderti davvero e prepararti ad una nuova te, come un bruco pronto a diventare farfalla.

Certo, potresti anche non fare niente o raccontarti che le cose cambieranno, ma la realtà è che se prima non conosci davvero il tuo valore e non smetti di dire e pensare certe cose continuerai a sentirti debole.

Per smettere di farlo puoi decidere di iniziare il percorso gratuito Scopri se sei una Cenerentola.


Il percorso ti permetterà di focalizzare tutte le difficoltà che hai incontrato sul tuo percorso, di dargli un nome, di fare pace con loro.

Per frequentare il percorso dovrai svolgere gli esercizi che trovi nella tua area riservata del sito, esercizi che ti permetteranno di comprendere quando hai permesso agli altri di definirti, quando hai impedito a te stessa di metterti alla prova e perché non hai ancora trovato la tua strada.

Per gli esercizi hai bisogno di un quaderno, di una penna e del tuo smartphone.


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